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La Corte dei Conti archivia l'indagine su Villa Biraghi



La Procura Regionale presso la sezione giurisdizionale per il Piemonte della Corte dei Conti ha comunicato in data 19 gennaio 2011 che la vertenza di presunto danno erariale relativo a contributi regionali elargiti a favore dell'acquisto e restauro dell'immobile Villa Biraghi di Vogogna, destinato a sede del Parco Nazionale della Valgrande, è stata archiviata dal Magistrato Istruttore in data 2 dicembre 2010.
Si chiude così definitivamente, anche sotto il profilo delle responsabilità contabili, con l'attestazione piena di correttezza una vicenda iniziata un decennio fa.

Era infatti il 26 novembre 2001 quando il Consiglio Comunale di Vogogna, all'unanimità, approvava il protocollo di intesa tra il Comune di Vogogna e la Regione Piemonte e l'accordo di programma tra i medesimi enti per consentire il recupero funzionale dell'immobile “Villa Biraghi” da destinare a sede del Parco Nazionale della Valgrande.

L'investimento complessivo dell'intervento (comprensivo di acquisto, restauro e risanamento conservativo dell'antica villa medioevale collocata a ridosso del Castello e già dimora del famoso architetto Paolo Vietti Violi) fu di 2.701.834,87 euro, finanziati per 796.418,78 euro dal Comune di Vogogna, 970.505,66 euro dal Ministero dell'Ambiente e 934.910,42 dalla Regione Piemonte, Assessorato al Turismo, per decisione dell'allora assessore Ettore Racchelli.

Successivamente, nel febbraio del 2005 - nel quadro di una più complessa iniziativa giudiziaria legata alle attività dell'Assessorato Regionale al Turismo - si aprì una forte polemica attorno alla vicenda, che culminò con una serie di interrogazioni della minoranza consiliare dell'epoca e con l'iniziativa parlamentare del deputato Marco Zacchera, che attaccò duramente l'operazione sia con ripetute prese di posizione pubbliche che con interrogazioni parlamentari.

A seguito di questo, la Procura della Repubblica di Verbania aprì un'inchiesta nei confronti della Giunta Comunale dell'epoca, del segretario comunale e del dirigente dell'ufficio tecnico, inchiesta archiviata il 2 aprile 2005 con la richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica Maria Elisabetta Di Benedetto che nella richiesta di archiviazione per il Sindaco Borghi, per l'intera Giunta e per i funzionari comunali scrisse tra l'altro: “Nessun addebito può essere mosso al Borghi in relazione al reato di cui all'art. 323 c.p. difettando, nel caso di specie, tutti gli elementi costitutivo dello stesso.
Invero, nessuna violazione di legge o di regolamento può ravvisarsi nella condotta dell'allora Sindaco di Vogogna nelle fasi di acquisizione del complesso immobiliare di che trattasi, né può ravvisarsi violazione di legge (...).
A ciò si aggiunga che l'intera operazione ha consentito al Comune di acquisire al proprio patrimonio un immobile di prestigio e di far assumere all'Ente locale, con la localizzazione della sede del Parco, un maggior rilievo nell'ambito provinciale, appare condotta anche nell'ambito di una sostanzialmente corretta azione di governo e nell'alveo della discrezionalità amministrativa propria della P.A. in relazione agli obiettivi da realizzare
”.

Archiviata la procedura penale, rimase aperta la procedura di carattere contabile e di danno erariale presso la Corte dei Conti, visto che i rilievi fatti si asseriva anche l'eccessiva stima del valore di acquisto dell'immobile.

A sei anni dall'apertura del caso, e a dieci anni dallo svolgimento dei fatti, la decisione della Corte dei Conti del Piemonte chiude quindi la vicenda sancendo la correttezza del Comune di Vogogna e della Regione Piemonte nella circostanza.
Non avevo dubbi sulla correttezza dei miei collaboratori e della amministrazione da me guidata - commenta il Sindaco, Enrico Borghi - e questa decisione finale assunta dalla Corte dei Conti non fa che confermare quanto già acclarato in altre sedi giudiziarie, e cioè la realtà.
Certo, la vicenda sul piano politico non è stata per me indolore. Vorrei in proposito rivelare un fatto inedito, del quale erano finora a conoscenza solo i dirigenti del mio partito e i miei amici più intimi.
Le polemiche che portano alle inchieste scoppiarono esattamente a cavallo della predisposizione delle liste per le elezioni regionali del 2005.
Il mio nome era in corsa per un posto nel listino di Mercedes Bresso, quando la vicenda esplose con forte impatto mediatico su tutto il territorio regionale.
Mercedes Bresso mi chiese, a quel punto, di fare un passo indietro, per evitare che le strumentalizzazioni politiche del caso ledessero sul piano elettorale una competizione tra lei e Ghigo che si sarebbe giocata - come in effetti avvenne - sul filo dei voti.
Feci il passo indietro, senza profferire verbo alcuno né atteggiarmi a vittima.
Oggi, che si chiude definitivamente la vicenda, penso sia giusto che la cosa diventi pubblica.
Ognuno può trarre le conclusioni del caso.
Personalmente mi aspetterei qualche scusa, a cominciare da chi allora suonò la grancassa con tanto di interrogazioni parlamentari e can can mediatico e oggi siede contemporaneamente in Parlamento e sulla poltrona di primo cittadino di Verbania.
Ma dubito fortemente che da quel versante ci sia l'attitudine alla contrizione. Sedimentate le polemiche e le faziosità, che come detto pure mi sono costate qualche cosa sotto il profilo personale, mi resta in ogni caso la soddisfazione più bella: aver contribuito in maniera decisiva a salvare dal crollo Villa Biraghi, ad evitare che diventasse un cumulo di macerie o - come ci era stato prospettato all'inizio dalla proprietà - un condominio fatto di miniappartamenti, e aver dato al Parco Nazionale della Valgrande e a Vogogna una sede di prestigio.
Questa è la soddisfazione più bella, mia e di quelli che insieme a me hanno creduto in questa scommessa che sarebbe stata persa se ci fossimo spaventati di fronte alle polemiche dell'epoca, il cui obiettivo strumentale oggi assurge in tutta la sua luce
”.

  




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Ultimo aggiornamento: 4-02-2011; 18:07:37